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Controlli biometrici alla frontiera francese, anche per i cittadini UE

  • Giovedì, 29 Ottobre 2015
  • Autore: Enrica Maio - Digital & Law Department
Controlli biometrici alla frontiera francese, anche per i cittadini UE

 

Si chiude oggi, 29 ottobre 2015, la consultazione pubblica indetta dal governo francese, il quale vorrebbe promuovere l'introduzione di una normativa che imponga di utilizzare i controlli biometrici di tutti i viaggiatori per tutte le frontiere dell'Unione europea.

Il riconoscimento biometrico (impronte digitali, scansione del volto o altri tipi) sarebbe, così, alla base del controllo dei viaggiatori nei territori europei.

I recenti attacchi terroristici perpetrati in Francia hanno portato a cercare di capire come controllare al meglio gli ingressi nel Paese di tutte le persone, siano esse extracomunitarie o comunitarie.

Questa novità, però, fa pensare al futuro degli accordi di Schengen. Uno degli obiettivi di questa convenzione era quello di abolire i controlli sistematici delle persone alle frontiere interne dello spazio Schengen rafforzando, tuttavia, i controlli alle frontiere esterne dello spazio stesso.

Appare utile ricordare che già la Commissione europea, nel 2013, ha proposto il programma "Smart Borders Package", attraverso il quale viene posto in essere un controllo biometrico nei confronti di tutti i viaggiatori extracomunitari.

Si tratta, dunque, di misure volte a velocizzare, facilitare e rafforzare le procedure di controllo dei viaggiatori di Paesi terzi alle frontiere dell'Unione Europea. Lo scopo di questo smart borders package è duplice: aumentare la sicurezza e l'apertura dell'Unione verso i Paesi terzi gestendo con più efficienza le frontiere attraverso l'uso di tecnologie all'avanguardia.

Ora, i francesi vorrebbero estendere tali controlli anche ai cittadini comunitari per incrementare la sicurezza e monitorare con maggiore forza gli ingressi e le uscite dai territori del Vecchio Continente.

Se rimane senza alcun dubbio la garanzia della libera circolazione all'interno dei Paesi europei, come sancito dagli stessi principi su cui si fonda l'UE, sorgono dei dubbi circa le eventuali problematiche derivanti dall'uso del riconoscimento biometrico.

Tecnicamente, potrebbero essere utilizzati controlli biometrici come impronte digitali, scansione del volto o altre rilevazioni biometriche ritenute opportune. Ad ogni modo, è importante che i dati biometrici acquisiti durante i controlli vengano trattati tenendo presenti i principi di liceità, proporzionalità, necessità e finalità, come anche sancito dall'art. 8 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.

Inoltre, pericolosa sarebbe anche l'eventuale creazione di un database comunitario per tutti i dati biometrici rilevati durante i controlli. Secondo la Corte di Giustizia europea[1], ciò potrebbe ledere i diritti garantiti dalla stessa Carta dei diritti fondamentali dell'UE. Sorgono dubbi, poi, non solo in merito alla privacy assicurata ai dati biometrici rilevati durante i controlli, ma anche in ordine a trasparenza e sicurezza. I rischi maggiori a cui sarebbero esposti tali dati andrebbero dal furto, dopo eventi di data breaches o di accesso abusivo al sistema informatico contenente i dati, alla vendita degli stessi da parte di singoli o di organizzazioni criminali.

In più, la Convenzione di Schengen non dispone di alcuna disciplina circa la protezione dei dati personali; questo significa che il cittadino sarebbe tutelato solo dalle norme previste dai singoli ordinamenti nazionali in relazione a tali specifiche finalità di trattamento. Ciò non permetterebbe, quindi, in riferimento a tale ambito, un'applicazione uniforme della protezione dei dati personali in tutti i Paesi dell'Unione europea, in quanto ogni legislazione potrebbe prevedere gradi di tutela differenti, con il risultato di creare un ampio divario di protezione tra i cittadini della stessa Unione Europea.

[1] Sentenza pubblicata il 17 ottobre 2013 dalla quarta sezione nella causa C-291/12.

 

 

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