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Passaporto elettronico: particolare attenzione alla sicurezza dei dati

  • Giovedì, 02 Marzo 2017
Passaporto elettronico: particolare attenzione alla sicurezza dei dati

Il processo di dematerializzazione della Pubblica Amministrazione non è confinato al territorio peninsulare, ma si estende anche alle nostre sedi consolari, in quanto soggette alla sovranità dello Sato italiano. Al pari di qualsiasi altro organo amministrativo, infatti, anche i Consolati hanno l’obbligo di adeguare i rispettivi procedimenti di gestione documentale e di trattamento dei dati personale alla normativa nazionale, come nel caso della procedura di generazione e rilascio del passaporto elettronico, attualmente disciplinata dal provvedimento del Direttore generale della Direzione generale per gli italiani all'estero e le politiche migratorie, contenente "Specifiche tecniche di sicurezza del processo di emissione del passaporto elettronico", adottato ai sensi dell'articolo 9 del decreto del Ministro degli affari esteri n. 303/014 del 23 giugno 2009, recante "Disposizioni relative al modello e alle caratteristiche di sicurezza del passaporto ordinario elettronico". Il Ministero degli Affari Esteri ha recentemente richiesto il parere del Garante per la protezione dei dati personali sul testo recante alcune integrazioni che intende apportare alle richiamate specifiche tecniche, in merito alle quali il Garante aveva già espresso il proprio parere nel 2012.  Le integrazioni intendono semplificare e rendere più sicuri i processi di acquisizione e trasmissione dei dati da parte dei Consoli onorari abilitati, che attualmente presiedono una procedura basata sull’ausilio di attrezzature mobili utilizzate nell’ambito della circoscrizione consolare da funzionari itineranti. Tale meccanismo consente di colmare le distanze, come nel caso di cittadini italiani residenti in località lontane o mal collegate con la Sede consolare competente e quindi di ridurre i disagi nella fase di acquisizione dei dati, inclusi quelli biometrici, come l’immagine del volto e le impronte digitali, necessari per l'emissione del documento. La procedura giunge a completamento con la acquisizione delle informazioni presso la Sede competente, incaricata di trasmetterli, a sua volta, al Ministero degli Affari Esteri. Le modifiche suggerite mirano a rafforzare le misure di sicurezza del flusso informativo, ponendo al centro dell’architettura la figura del Console onorario: pur continuando sostanzialmente a seguire la procedura in vigore, sarà quest’ultimo ad occuparsi direttamente dell’acquisizione e dell’invio telematico della documentazione al Ministero a fini del rilascio del passaporto, affiancando i funzionari itineranti. I dati acquisiti, inoltre, non sarebbero “fisicamente” trasportati attraverso le postazioni mobili, che resterebbero presso la Sede consolare, e sarebbe introdotta una infrastruttura di trasporto telematico per la trasmissione al Ministero, che a sua volta ritrasmetterà le informazioni necessarie al rilascio del passaporto. La ridefinizione della procedura comporterà, di fatto, la riduzione delle postazioni mobili e dei costi di spostamento dei funzionari itineranti. Oltretutto, il provvedimento di modifica migliorerebbe la sicurezza del trattamento dei dati trasmessi al Ministero tramite postazione mobile, prevedendo l’adozione di specifiche misure di protezione, tra cui una procedura di autenticazione forte e l'adozione di tecniche di cifratura dei dati personali sui dispositivi mobili. In tal modo anche i dati provenienti dalle zone più impervie del mondo, potranno giungere direttamente alla Farnesina ed essere trattati con maggiori garanzie di sicurezza, a conferma che, se correttamente applicata, la reingegnerizzazione dei processi e una consapevole distribuzione delle responsabilità può portare, nel rispetto delle norme sulla sicurezza e della privacy, all’ottimizzazione della gestione del patrimonio informativo della P.A., consentendo il reale azzeramento delle distanze e delle differenze, materiali ed immateriali.

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